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Terza domenica di Quaresima
Necessità della conversione (13,1-9)
1. In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3. No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5. No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
6. Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7. Allora disse al vignaiolo: Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8. Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9. e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai».
NOTE
1. il cui sangue Pilato aveva mescolato: I due episodi riportati in 13,1-5 si trovano esclusivamente in Luca. Nessuno dei resoconti che riguardano la propensione di Pilato a usare la mano di ferro contro i Giudei corrisponde esattamente a questa descrizione, anche se confermano il ritratto che viene fatto di lui di un amministratore particolarmente incline ad adottare soluzioni sbrigative (Giuseppe, Antichità giudaiche 18,85-89; La guerra giudaica 2,169-177). Ciò che Luca si propone non è di scrivere la storia del governo di Pilato, ma di ribadire la necessità della conversione.
2. per aver subito tale sorte: Il «per» traduce una proposizione retta da hoti («perché hanno subito tale sorte»). Nella pietà popolare (basata su promesse deuteronomiche, cf Dt 28-30) i disastri erano interpretati come una punizione dei peccati (cf Gb 4,17; Ez 18,26) e questa convinzione è rispecchiata in Gv 9,2-3, nonché in alcune delle guarigioni descritte da Luca (ad esempio 5,20-24). Gesù non contesta l’equazione peccato-punizione, ma si limita a chiedersi se i loro peccati fossero peggiori di quelli di altri.
3. se non vi convertite: I suoi ascoltatori non possono rimanere soddisfatti al pensiero che i loro peccati sono meno conosciuti di quelli di altri. Tutti sono chiamati al pentimento dal Messia, il quale qui assume il tono di Giovanni in 3,7-9.16-17 e di Is 3,1-26. «Allo stesso modo» significa improvvisamente e senza preparazione.
4. la torre di Siloe: Il termine pyrgos si riferisce ai torrioni che facevano parte delle mura di una città. Gv 9,7.11 parla della piscina di Siloe situata in Gerusalemme e Luca parla senz’altro della stessa zona. Nella sua descrizione delle mura del Tempio, Giuseppe parla della parte più antica del muro (risalente ai tempi di Davide) che a un tratto «girava verso sud sopra la fontana di Siloe» (Giuseppe, La guerra giudaica 5,145).
più colpevoli: Letteralmente: «debitori» (opheiletai). Notare l’equazione «debito = colpa».
6. Un tale aveva un fico: Mc 11,12-14 e Mt 21,18-19 hanno anch’essi un episodio di Gesù e un albero di fichi espresso in forma narrativa: Gesù trova un albero che non porta frutti e lo maledice. La parabola di Luca probabilmente deriva dalla stessa tradizione, ma egli la usa in un contesto del tutto diverso. Il fico (sykē) e la vite (ampelos) si trovano insieme in Mic 4,4 e Gl 2,22 come segni della benedizione di Dio.
7. vengo a cercare frutti su questo fico: A differenza di Mc 11,13 dove Gesù non trova frutti perché «non era quella la stagione dei fichi», quest’uomo si reca regolarmente a controllare il suo albero. I «tre anni» non si prestano a farne un’allegoria del ministero di Gesù, poiché Luca non dà alcuna indicazione che il ministero di Gesù avesse la durata di tre anni.
INTERPRETAZIONE
Luca mette insieme del materiale che ha in comune con gli altri Sinottici (una versione delle parabole del fico, del lievito e del seme di senape) con altri episodi derivati da fonti proprie o di sua invenzione (la guarigione della donna curva e i disastri accaduti a Gerusalemme), in modo da creare un’altra movimentata tappa del viaggio del Messia verso Gerusalemme.
Luca presenta Gesù che reagisce alla notizia di queste morti avvenute in città secondo il classico stile profetico: i disastri sono presentati come esempi ammonitori per i suoi ascoltatori. La gente che è morta non era più meritevole di morire di quanto non lo fossero gli altri. Da una morte improvvisa e violenta non si può arguire la gravità del peccato. Anzi, Gesù stesso andrà incontro a una morte che avrà tutta l’apparenza di una punizione per i peccati. Ma ciò che il Messia vuole dire è che la morte stessa, con il concomitante giudizio di Dio, è sempre tanto vicina. Può accadere mentre uno è intento a svolgere un sacrificio rituale. Può accadere mentre uno si trova a passare sotto un muro. E quando arriva così improvvisamente, non c’è più tempo di convertirsi. Rabbi Eliezer aveva dichiarato che una persona dovrebbe ravvedersi il giorno prima di morire (Pirke Aboth 2,10); ma i suoi discepoli dicevano che una persona può morire in qualsiasi giorno, perciò tutta la vita dovrebbe essere spesa nel pentimento (bT Shab. 153a). La conversione alla quale chiama Gesù non consiste, naturalmente, nel limitarsi a evitare il peccato, ma è un’accettazione della visitazione di Dio nella proclamazione del suo regno.
Per il lettore, tuttavia, la notizia di queste morti serve a ricordargli che il Signore stesso è inesorabilmente diretto verso la città nella quale queste terribili cose possono facilmente verificarsi, cosa che verrà espressa ancora più esplicitamente in 13,31-35. Il fatto che questa sia la seconda volta che nel racconto viene fatto il nome di Pilato (dopo 3,1), e che ora venga additato quale assassino dei Galilei, non può certamente essere casuale.
Particolarmente interessante è l’uso che Luca fa della tradizione dell’albero di fichi (13,6-9). Matteo e Marco descrivono Gesù che s’imbatte in un albero di fichi che non porta frutti. Ma in Luca questo incontro è una parabola che chiaramente svolge la funzione di interpretare questa parte del suo racconto. L’albero non viene sommariamente tagliato. Gli viene concesso ancora un altro anno, nonostante che abbia già avuto il tempo di portare frutti. L’incoraggiamento per gli ascoltatori di Gesù è che il Messia è ancora in viaggio verso la città; c’è ancora tempo di rispondergli. L’avvertimento è che se non lo fanno, saranno certamente tagliati fuori.
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