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IV domenica di Avvento
Lc 1,39-48
MARIA VISITA ELISABETTA (1,39-56)
39. In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42. ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44. Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». 46. Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore 47. e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 48. perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome: 50. di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. 51. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 52. ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; 53. ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. 54. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, 55. Come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre». 56. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
NOTE
39. Maria si mise in viaggio … in fretta: L’intero passo è pieno di semitismi; letteralmente «si alzò e andò», che è un’imitazione della locuzione biblica di passi quali Gn 19,14; 22,3; ecc. Come in 1,26 quella che Luca chiama polis (città) è un «paese».
41. Il bambino sussultò: Il verbo skirtao¯ fa pensare a un riconoscimento escatologico (cf LXX Sal 113,4.6 e Ml 4,2) e allude all’urtarsi dei gemelli nel grembo di Rebecca che presagiva il loro futuro destino (Gn 25,22). Questo vuol dimostrare che Giovanni è un profeta secondo la predizione dell’angelo in 1,15.
piena di Spirito Santo: Anche Elisabetta possiede lo spirito profetico per poter interpretare il significato della propria esperienza e anche di quella di Maria.
42. Benedetta tu fra le donne: La penetrazione profetica di Elisabetta è sorprendente. Essa sa che Maria è stata scelta in modo speciale da Dio e che il suo bambino sarà speciale; e lo sa senza aver avuto notizia della gravidanza di Maria, e sa anche che Gesù sarà perfino più importante del suo Giovanni.
43. la madre del mio Signore: Questa è la dichiarazione più solenne fatta da Elisabetta, buttata lì quasi a caso. «Signore» è un titolo riservato soprattutto a Dio (come già in Lc 1,6.9.11.15.16.17.25). Per Gesù, è usato più propriamente come titolo dopo la risurrezione (cf At 1,21; 2,34-36; 4,26.33; 8,16; ecc.). Ma Luca, anche più di Matteo, lo usa per Gesù non solo come saluto, ma anche come titolo (cf Lc 2,11; 7,13; 10,1; 11,39; 12,42; 17,6; 18,6; 19,8.31; in particolare 24,3 e 34). Come minimo, Elisabetta riconosce il bambino come «padrone», ma certamente viene supposta una dimensione più profonda.
44. ha esultato di gioia: Uno degli espedienti classici di Luca è quello di ricorrere al dialogo per rivelare una dimensione più piena di ciò che il racconto ha già enunciato. Qui, la «gioia» del sussulto di Giovanni si rifà alla «gioia» (agalliasis) escatologica promessa dall’angelo nell’annunciare la nascita di Giovanni (1,14). Giovanni, a sua volta, annuncerà l’escatologica «venuta del Signore» in 3,4-17.
45. E beata colei: In contrasto con il v. 42, Luca qui usa makaria invece di eulogoumenē. Il termine può significare «felice», ma questo è privo della risonanza della tradizione biblica, la quale usa il termine per indicare la condizione di un’esistenza giusta e onesta davanti a Dio (cf ad esempio LXX Sal 1,1; 2,12; 83,4; 93,12), per cui la parola diventa quasi un termine tecnico: un «macarismo» o una «beatitudine»; questo è appunto il termine
usato da Gesù nelle sue beatitudini (6,20-22). Di particolare interesse è il contrasto in Lc 11,27 tra «Beato il grembo che ti ha portato» e la correzione di Gesù: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano». Secondo Luca, non occorre dirlo, Maria è beata per entrambi i motivi.
ha creduto nell’adempimento: Maria è lodata per il contenuto della sua fede (che le cose dette si sarebbero adempiute), oppure la beatitudine sta nell’adempimento stesso? Noi propendiamo per la prima ipotesi.
adempimento: Letteralmente, «perfezione» (nel senso di completamento). Notare che in Gdt 10,9 il termine è usato precisamente per esprimere l’adempimento di una promessa.
46. Allora Maria disse: Alcuni manoscritti attribuiscono il cantico a Elisabetta od omettono qualsiasi nome, ma la maggior parte di essi sono a favore dell’attribuzione a Maria, come lo è il contenuto; notare, ad esempio, come «tutte le generazioni mi chiameranno beata» (1,48) riprenda il «beata colei» di 1,45.
L’anima mia magnifica il Signore: La preghiera di Maria (1,46-55) è conosciuta come il Magnificat a motivo della traduzione latina della prima parola. La preghiera assume la forma di un inno o cantico. Notare lo stile distintivo della poesia ebraica, il parallelismo nei versi (già nel primo distico: «l’anima mia»/«il mio spirito»). La preghiera si rifà al cantico di Anna in 1 Sam 2,1-10 ma Luca ne arricchisce il linguaggio con allusioni ad altre fonti, quali i salmi.
47. esulta in Dio, mio salvatore: Il termine greco è «gioisce» come in 1,14 e 1,44. Qui Luca introduce il tema della salvezza che è un punto centrale della sua composizione: anche Gesù è Salvatore (2,11) e porta la salvezza (2,30; 19,9); anche il messaggio di Gesù predicato dagli apostoli è salvezza (At 13,26; 28,28). Anche se il linguaggio della «salvezza» si trova perfettamente a suo agio nella Torah (cf ad esempio LXX Dt 32,15; Sal 34,3), il modo in cui esso viene usato da Luca doveva essere particolarmente apprezzato dai lettori ellenistici, per i quali sia gli dei che gli uomini saggi potevano adornarsi del titolo di sotēr (cf ad esempio Dione Crisostomo, Orazione 12,74; 32,18).
48. l’umiltà della sua serva: Il termine «serva» (doulē) riprende la definizione che Maria dà di se stessa in 1,38. L’«umiltà» non è semplicemente un atteggiamento mentale (l’opposto di «superbia»), ma una condizione oggettiva di bassezza: come tutti quelli che enumera nel suo cantico, Maria nella sua società si trovava in una posizione di povertà e di impotenza. D’altra parte, Maria mostra anche la «bassezza», che è l’opposto di «arroganza» che Dio detesta.
49. Grandi cose ha fatto in me: Potrebbe anche essere «per me». Nella traduzione, in «in me» si può vedere il concepimento del Messia; «per me» può essere un’allusione a Dt 10,21.
51. Ha spiegato la potenza del suo braccio: Vivido antropomorfismo per descrivere l’attività di Dio (cf LXX Es 6,6 e Sal 88,11). Assieme al distico precedente, questa affermazione segna il passaggio da ciò che Dio ha fatto in Maria a ciò che ha fatto nella storia. L’uso dei verbi al passato rappresenta una difficoltà meno grave di quello che le discussioni dotte tendono a far credere: come Dio ha agito in passato, così continua a fare al presente, generazione dopo generazione.
i superbi nei pensieri del loro cuore: Traduzione letterale dal greco; l’idea è quella di un «atteggiamento arrogante». Luca usa il termine «cuore» per esprimere l’ambito del pensiero umano e delle intenzioni (cf ad esempio Lc 10,27). Se non suonasse troppo contemporanea, la traduzione «gli arroganti nei loro atteggiamenti» renderebbe meglio il pensiero di Luca. Nel racconto di Luca tale arroganza è quella che impedisce di percepire la visitazione di Dio (ad esempio Lc 5,21-22.30; 6,8; 7,39; 13,14; 14,1; 16,15; 18,9). L’arroganza è l’opposto della «bassezza» (cf Prv 3,34; Gc 4,6). Lo schema del capovolgimento che compare qui per la prima volta corrisponde al «per la rovina e la risurrezione di molti» (2,34) che è un elemento fondamentale nel racconto di Luca.
54. Ha soccorso Israele, suo servo: Letteralmente: «Ha preso per mano Israele suo figlio», il che rende meglio il senso originale di Israele come «figlio» (pais) di Dio, corrispondente a Gesù anch’egli Figlio (huios), e ribadisce la forza metaforica della «potenza del suo braccio» in 1,51 dando risalto all’aspetto del «prendere per mano» del verbo antilambanō, che qui esprime il modo in cui Dio si «occupa» o «si prende cura» di Israele.
ricordandosi della sua misericordia: Riprende 1,50 ed è un altro antropomorfismo frequentemente usato per parlare di Dio nella Torah (ad esempio Gn 8,1; 9,15; 19,29; ecc.). Per l’idea di «ricordarsi della misericordia» cf LXX Sal 24,6-7; 97,3.
55. ad Abramo e alla sua discendenza: Nella traduzione la frase «come aveva promesso ai nostri padri» è considerata un inciso, cadendo, come in greco, tra «ricordandosi della sua misericordia» e «ad Abramo», anche se ciò rende la sintassi alquanto complessa. Luca attribuisce considerevole importanza alla promessa fatta da Dio ad Abramo e al «suo seme» (letteralmente) (cf Lc 1,73; 3,8; 19,9 e in particolare At 3,25; 7,2-17). Il «per sempre» riprende l’idea di «generazione in generazione» di 1,50. Che Dio di fatto adempie le sue promesse «così come ha detto» tanto tempo fa (in questo caso ad Abramo in Gn 12,2-3; 15,5; 17,7-8; 18,18; 22,17) è il messaggio essenziale del racconto di Luca per i lettori cristiani provenienti dal paganesimo.
INTERPRETAZIONE
In questo piacevole incontro tra due donne forti compaiono diversi aspetti dell’arte letteraria di Luca. Il primo è il modo in cui Luca è capace di prendere brevi vignette e di svolgerle in un racconto più lungo e più sostenuto. Qui faconvergere assieme due personaggi protagonisti di due scene di annunciazione. L’azione non ha una parte significativa (Maria va e torna), c’è solo dialogo, ma il risultato è un senso di spaziosità in una narrazione che per altri versi è episodica. Il passo ci mostra anche come Luca sappia usare il dialogo per far procedere il racconto o, più precisamente, per portare il lettore più addentro nella comprensione del racconto. Notare come Elisabetta sappia (e riveli al lettore mentre parla con Maria) i particolari della condizione di Maria e dello stato di Gesù, benché non ne abbia avuto notizia in precedenza. Il carattere riassuntivo di questo dialogo offre inoltre a Luca la possibilità di sottolineare come le profezie emesse in precedenza si siano avverate e quelle future si avvereranno (1,41.45).
Questo passo è dominato dal cantico di Maria, che ci illustra un’altra importante tecnica compositiva di Luca, una tecnica che ha in comune con tutti gli storici ellenistici, ossia l’uso dei discorsi (cf Luciano di Samosata, Come scrivere la storia 58). Nella sua Guerra del Peloponneso, Tucidide soleva riferire non un resoconto letterale di ciò che un certo generale greco aveva detto prima della battaglia, ma piuttosto una versione idealizzata di ciò che avrebbe dovuto dire per esaltare adeguatamente le virtù elleniche (cf ad esempio I, 5,139-146; IV, 14,126-127). Allo stesso modo, Luca utilizza i discorsi per proclamare ciò che è più consono a un particolare avvenimento. Notiamo che, per prosōpopoeia, Luca imposta il cantico di Maria a imitazione di un prototipo scritturistico. Ma usa anche il discorso per interpretare il significato degli avvenimenti narrati.
Nel Magnificat, le lodi di Maria per ciò che Dio ha fatto a lei personalmente si ampliano fino a comprendere ciò che Dio fa per tutti «quelli che lo temono» in qualsiasi epoca, compreso ciò che Dio fa per Israele per mezzo della nascita del suo Messia. Come Dio «ha spiegato la potenza del suo braccio» in opere prodigiose in passato, così egli adesso «prende per mano Israele». Il cantico procede a tappe: dal capovolgimento della condizione di Maria dalla bassezza all’esaltazione (1,46-49), poi a una proclamazione generale della misericordia di Dio verso quelli che lo temono (1,50), poi ancora a un elenco dei suoi capovolgimenti passati e presenti (1,51-53) e infine alla dichiarazione che tale misericordia viene attualmente mostrata a Israele in adempimento delle promesse fatte da Dio ad Abramo (1,54-55).
Man mano che il cantico si estende in ampiezza, si intensifica anche la concentrazione del simbolismo. Non si può fare a meno di sentire che qui Maria è assunta a rappresentante, se non a personificazione, di «Israele». La misericordia mostrata a lei rispecchia e incarna la misericordia mostrata da Dio al suo popolo. Il simbolismo rappresentativo di Maria traspare in modo ancora più chiaro più avanti nel resoconto dell’infanzia (in 2,34). Notiamo inoltre che gli epiteti applicati da Maria a Dio nel cantico sono attribuiti anche al bambino che essa porta in grembo. Dio è chiamato «Signore» e «salvatore» e «santo».
Allo stesso modo, Gesù è già stato chiamato «santo» (1,34) e «Signore» (1,43) e fra poco sarà anche chiamato «salvatore» (2,11). Come per il nome, così anche per la funzione: Dio capovolge le condizioni umane e il modo di vedere le cose: in un movimento che va dall’alto in basso, Dio disperde gli arroganti, fa cadere i potenti, manda i ricchi a mani vuote. Ma Dio, in un movimento ascendente, innalza gli umili, soddisfa gli affamati e prende Israele per mano. È esattamente questo capovolgimento che Gesù proclama nelle beatitudini e nei «guai» (6,20-26) e che egli mette in pratica nella storia del suo ministero.
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