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Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Bibbia nella Liturgia II domenica di Avvento

Bibbia nella Liturgia

II domenica di Avvento
3,1-6

IL MINISTERO PROFETICO DI GIOVANNI (3,1-20)

1. Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilène, 2. sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 3. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, 4. com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
5. Ogni burrone sia riempito,
ogni monte e ogni colle sia abbassato;
i passi tortuosi siano diritti;
i luoghi impervi spianati.
6. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

7. Diceva dunque alle folle che andavano a farsi battezzare da lui: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente? 8. Fate dunque opere degne della conversione e non cominciate a dire in voi stessi: Abbiamo Abramo per padre! Perché io vi dico che Dio può far nascere figli ad Abramo anche da queste pietre. 9. Anzi, la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero che non porta buon frutto, sarà tagliato e buttato nel fuoco».


NOTE

1. l’impero di Tiberio Cesare: Il regno di Tiberio è normalmente datato a partire dal 14 d.C., il che porterebbe l’indicazione di Luca a circa il 28-29 d.C. Questo è il terzo esempio del sincronismo di Luca (cf 1,5 e 2,1). Luca parte dall’impero, poi passa alle autorità regionali, per finire con i capi religiosi. Come negli altri casi, far collimare queste informazioni cronologiche è difficile, ma in ultima analisi poco pertinente allo scopo letterario di Luca, che è quello di mettere la sua storia in relazione al mondo della cultura generale contemporanea.

Pilato era governatore: Luca usa il termine he¯gemoneuo¯, lo stesso usato per descrivere il «governatore» (he¯gemonia) di Tiberio. Pilato è stato governatore o prefetto della Giudea nel periodo 26-36 d.C. (cf Giuseppe, La guerra giudaica 2,169-174) e svolge ancora un ruolo importante più avanti nel racconto (13,1; 23,1-6.13-52; At 3,13; 4,27; 13,28).

Erode tetrarca della Galilea: Questo è Erode Antipa, figlio di Erode il Grande (Lc 1,5). Ha nominalmente governato la Galilea fino al 39 d.C. (cf Giuseppe, La guerra giudaica 2,94) e anch’egli svolge un suo ruolo nel racconto (3,19; 9,7-9; 13,31) interagendo con Pilato nel resoconto della passione (23,7-15; cf At 4,27). Filippo (eccetto in una variante di un manoscritto per 3,19) e Lisania non compaiono più nella storia di Luca.

2. sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa: La difficoltà, presente anche nel testo greco, è che la consuetudine prevedeva un solo sommo sacerdote in carica. Anna è stato sommo sacerdote negli anni 6-15 d.C. e in seguito gli succedette il suo genero Caifa (18-36 d.C.; cf Giuseppe, Antichità giudaiche 18,26; 35; 95). Luca li mette di nuovo insieme in At 4,6. Matteo attribuisce il sommo sacerdozio al solo Caifa (26,3.57), così come fa Giovanni (11,49; 18,13-28), il quale però parla di una continua influenza e importanza di Anna (Gv 18,13.24).

la parola di Dio: Elemento tematico in Luca-Atti; vedi la nota relativa a 1,1-4, e per l’importanza della «parola di Dio» per quanto riguarda i profeti, vedi l’Introduzione, pp. 17, 23.

3. predicando un battesimo di conversione: Il termine usato da Luca è ke¯rysso, che assume il significato tecnico di proclamazione della buona notizia (cf ad esempio 4,18-19.44; 8,1.39; 9,2; 12,3; 24,47; At 8,5; 9,20; 10,37.42; 19,13; 20,25; 28,31). È difficile decidere come questi termini vadano abbinati; forse la combinazione «conversione-battesimo» rende meglio l’idea.

conversione: Traduzione del termine metanoia, che letteralmente significa un cambiare idea o il modo di vedere. Anche se i LXX non usano questo termine per tradurre l’ebraico teshubah, qualcosa del senso originale di «girarsi o tornare indietro» è rimasta nell’appropriazione di metanoia fatta dal NT (cf Lc 3,8; 5,32; 15,7). «Perdono dei peccati » nel senso del risultato della conversione è l’adempimento della profezia fatta da Gabriele a proposito di Giovanni (1,77) e per Luca è un elemento costante della buona notizia (cf 24,47; At 5,31; 10,43; 11,18; 13,38; 26,18).

5. Ogni burrone sia riempito: L’immagine suggerita da questa citazione è quella di un ingegnere civile che impartisce ordini per la costruzione della «strada reale» del Signore. Luca ha in comune questa citazione di Is 40,3 con Matteo, Marco e Giovanni, ma è l’unico che riporta il passo di Is 40,3-5 al completo. E tralascia, alquanto inspiegabilmente, la frase: «Allora si rivelerà la gloria del Signore» di Is 40,5.

7. Razza di vipere: Letteralmente: «Figli di serpenti», ma in At 28,3 l’echidna è presentata come una vipera. Sembra che si tratti di un’espressione tradizionale (cf Mt 3,7; 12,34; 23,33).

L’ira imminente: Il termine orge¯ theou («l’ira di Dio») nel NT è usato per esprimere il giudizio escatologico di Dio, che i peccatori sperimenteranno sotto forma di «ira» (cf Rm 1,18; 2,5; 5,9; 1 Ts 1,10; Mt 3,7). Luca lo usa di nuovo in 21,23.

8. opere degne …: Un modo comune per indicare il comportamento umano, sia esso buono o cattivo (cf 6,43-44; 8,8; e, sotto forma di parabola, 13,6-9; 20,10). «Degne della conversione»: letteralmente «del pentimento».

Abbiamo Abramo per padre: Il vanto è quello di appartenere al popolo benedetto dal Signore; vedi anche Lc 13,16; 16,24; At 7,2 e il discorso di Paolo nella sinagoga (At 13,26): «Fratelli, figli della stirpe di Abramo» (cf anche Gv 8,33-56; Rm 4,1; Gal 3,7.29; Gc 2,21).

Dio può far nascere figli ad Abramo: Questa è un’iperbole, ma non del tutto: rispecchia infatti la convinzione che la risurrezione dei morti e la creazione dal nulla fanno entrambe parte del potere di Dio: «Nulla sarà impossibile a Dio» (Lc 1,37; cf Rm 4,17). Per Luca, il «popolo di Dio» non è quello definito dalla discendenza biologica, ma dal dono di Dio dello Spirito e dalla fede.

9. sarà tagliato: Risuona ancora la nota intonata in 3,8 del portare «opere degne…». Il giudizio emesso in base alle opere di ognuno è un principio assiomatico; cf ad esempio Rm 2,6-8. Ciò che colpisce qui è il carattere progressivo del giudizio e del criterio sul quale è basato: il modo in cui ognuno risponde alla visitazione di Dio nella persona del Messia (cf anche Lc 7,29-30). In At 3,23 quest’idea viene applicata direttamente all’«esclusione» del popolo.


INTERPRETAZIONE

Con il battesimo predicato da Giovanni, il racconto di Luca comincia a seguire la sua principale fonte scritta, il Vangelo di Marco.
L’importanza del ministero di Giovanni per il racconto di Luca è indicata dalla solenne presentazione che Luca ne fa per mezzo della sua terza e maggiormente elaborata sincronizzazione (3,1-2), nonché dal modo in cui Giovanni inaugura un «inizio» (archē) della buona notizia che può essere confermata da testimoni oculari (At 1,21-22; cf anche 13,24-25). Osservando i tocchi redazionali e compositivi presenti in questo passo, il lettore è in grado di comprendere meglio le sue tecniche letterarie e le sue preoccupazioni religiose.
L’interesse di Luca per ciò che egli considera la giusta sequenza degli avvenimenti è indicato dalle modifiche apportate all’ordine di Marco. Qui non utilizza la citazione mista da Ml 3,1 ed Es 23,20 che si trova sia in Mc 1,2 che in Mt 3,3, preferendo usarla molto più avanti nel discorso di Gesù su Giovanni in 7,27. Ancora più notevole, Luca sposta la notizia dell’arresto di Giovanni in un punto immediatamente precedente il battesimo di Gesù (3,19-20), anziché più avanti nel ministero di Gesù come è in Mc 6,17-19 e in Mt 14,3-4.
Luca omette e aggiunge materiale liberamente. Tralascia la descrizione del modo di vestire e della dieta di Giovanni (Mc 1,6; Mt 3,4-6) e l’espressione «dopo di me» dalla dichiarazione di Giovanni riguardante il «più forte di me» (cf Mc 1,7; Mt 3,11). Ancora più interessanti, tuttavia, sono le aggiunte di Luca. Dalla fonte Q (materiale in comune con Matteo), Luca aggiunge il messaggio di Giovanni sul pentimento (3,7-9; cf Mt 3,7-10) e il detto circa la pala che spazza l’aia (3,17; cf Mt 3,12). Molto però del materiale nuovo è proprio di Luca. Il modo di porre e rispondere alle domande in 3,10-14 potrebbe anche venire da qualche fonte, ma il modo di valutare i beni materiali è del tutto consono al pensiero di Luca. Per quanto riguarda il sincronismo proposto in 3,1-2, la citazione più estesa da Isaia in 3,4-6 e le frasi di transizione in 3,18-19: tutto questo è da attribuire direttamente alla penna di Luca.
L’effetto di questi tocchi compositivi è quello di far risaltare il ministero di Giovanni, di dargli un carattere distintivo e di collocarlo in quella che per Luca è la giusta sequenza.
Il ministero di Giovanni è messo in risalto perché l’altisonanza cronologica di 3,1-2 rende la vocazione profetica di Giovanni («la parola di Dio scese su Giovanni») altrettanto importante per la storia quanto la nascita del Messia, e perché l’ampliamento del materiale dedicato a Giovanni induce il lettore a vedere in lui l’ideatore di un proprio ministero alquanto esteso (3,18), relativamente indipendente da quello di Gesù, anche se sicuramente in funzione di esso.
In At 19,3 Luca ci ricorda che Giovanni aveva ancora dei discepoli a Efeso circa vent’anni più tardi.
Al ministero di Giovanni Luca attribuisce un carattere distintivo. Chiamandolo figlio di Zaccaria (3,2), è chiaro che Luca vuole collegare il ministero di Giovanni al racconto dell’infanzia e vuole inoltre ricordare al lettore tutto ciò che è stato predetto di Giovanni da Gabriele e da suo padre: tutte profezie che il presente racconto dimostra che si stanno avverando. Giovanni è indicato come un profeta che annuncia la «parola di Dio» (3,2), che è una «buona novella» per il «popolo» (3,18). Con questa descrizione, Luca lo ha messo nella sequenza delle figure profetiche (cf l’Introduzione, pp. 17, 23).
Luca presenta il contenuto del ministero profetico di Giovanni: egli è un maestro di moralità che richiede opere che dimostrino il proposito di una conversione. Nei suoi ammonimenti rivolti alle folle riconosciamo il modo di vedere caratteristico di Luca secondo cui l’uso che l’uomo fa di ciò che possiede simboleggia la sua risposta alla visitazione di Dio. Rinunciare a estorsioni, ricatti, truffe e smania di possesso, e cominciare invece a condividere ciò che uno possiede con i più bisognosi, significa attuare in maniera concreta la risposta di fede. Giovanni sta effettivamente preparando «al Signore un popolo ben disposto» (1,17).
Per quanto importante possa essere il messaggio personale di Giovanni, Luca segue Marco nel definire il ruolo di Giovanni principalmente come precursore del Messia. Luca lo presenta in atto di respingere decisamente tale designazione per se stesso e di indicare uno più grande di lui, il cui battesimo sarebbe stato nello Spirito e nel fuoco (3,16): profezia letteraria che si vedrà adempiuta solo nel resoconto che Luca farà della Pentecoste. Giovanni definisce se stesso un servo indegno di colui che dovrà venire (3,16). Soprattutto, facendo sì che Giovanni venga gettato in prigione prima che Gesù si presenti al pubblico, Luca stabilisce una sequenza tra i due profeti. L’unzione di Gesù con lo Spirito è percepita dal lettore come un evento che fa seguito al ministero di
Giovanni, anziché sovrapporvisi.
Salvezza e condanna sono egualmente sottolineate in questo passo. La citazione ampliata da Isaia 40 dà modo al lettore di vedere di nuovo lo schema del capovolgimento, della caduta e della ripresa (cf 1,51-53; 2,34). E come Simeone aveva predetto una «luce per illuminare le genti» (2,32), così qui il lettore apprende che «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» (3,6). L’estensione a tutti di «questa salvezza» (At 28,28) viene lentamente dispiegata. Se Dio può «far nascere figli ad Abramo da queste pietre», allora può farlo senz’altro anche tra i Gentili. Il tema del giudizio sta in questo: è richiesta una risposta di fede positiva. In mancanza di questa, anche quelli che appartengono al popolo storico saranno come alberi infruttuosi che vengono tagliati alla radice (3,9), o come la pula che viene gettata in un fuoco inestinguibile (3,17).



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