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Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Domenica adolescenti Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Domenica adolescenti

16 Marzo 2008 – Domenica delle Palme e della Passione del Signore


Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo (forma breve) 27, 11-54

In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.  Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Carissimo Andrea,

ti riesce difficile fare la via crucis o leggere la passione di Gesù, perché ti sembra di essere tra quelli che lo hanno crocifisso. È ciò che capita anche a me e penso che capiti a tutti quelli che credono in Gesù e hanno l’onestà spirituale sufficiente per riconoscere le proprie colpe, più che prendersela con quelli che lo hanno condannato e messo a morte 2000 anni fa. Ti ringrazio per aver rinnovato in me questa riflessione e mi piace in questa e-mail ripercorrere un po’ con te la passione di Gesù.

Sicuramente il tradimento di Giuda ha ferito molto Gesù, però se lo aspettava, come sapeva che anche gli altri discepoli sarebbero scappati e Pietro lo avrebbe rinnegato tre volte. I capi, che avrebbero dovuto riconoscerlo come Messia, vogliono sbarazzarsi di lui, perché parla di un Dio Padre di tutti e misericordioso, diverso da quello in cui loro credono e mette a rischio il loro potere e l’alleanza con i romani. Pilato non ha il coraggio di difendere un innocente e, dopo che non gli è riuscito lo stratagemma con Barabba, scarica le proprie responsabilità, lavandosi le mani, ma non la coscienza. I soldati approfittano dell’occasione per sfogare le loro frustrazioni su un debole che non può difendersi e lo feriscono con le derisioni e i flagelli. Il popolo, manovrato dai capi e deluso da un Messia che non sa imporsi con la forza, sceglie Barabba e sfida il crocifisso a fare un miracolo dimostrativo. I sapienti si fanno beffe di ciò a cui lui tiene di più, la sua identità di figlio di Dio. Il cireneo, che vorrebbe starsene fuori, è costretto a portare una croce che non gli appartiene, ma che lo convertirà. Noi uomini siamo peccatori, tutti, e Gesù accetta di portare il peso dei nostri peccati e così fa sul serio l’esperienza del frutto del peccato, che è la lontananza da Dio: questo è ciò che lo fa soffrire di più e lo fa gridare mentre muore, affidandosi comunque a suo Padre.

Non abbiamo, caro Andrea, che l’imbarazzo della scelta: superficialità, incoscienza, frustrazione, delusione, debolezza, paura, pretese, tradimento… ci appartengono. Magari non sempre e non proprio direttamente con Gesù, ma più facilmente nei confronti dei fratelli. Gesù però non fa distinzioni: quello che facciamo ai fratelli, lo facciamo a lui. Punto e basta! E allora in questa settimana santa ci basta riconoscere anche uno solo di questi atteggiamenti per metterci di fronte al Crocifisso e chiedergli perdono mentre sentiamo lui stesso dire: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

Ti auguro di sentire in questa domenica la misericordia del Signore.
Il tuo DonS


Impegno
Proposta per questa settimana (puoi anche pensarne un’altra più adatta a te): la sera leggi un brano della passione e confrontati uno degli ‘attori’.



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